06/11/2013

1AG - Incontro Superiori: Verso il XXIII° Capitolo Generale

Messa 6 nov


Verso il XXIII° Capitolo Generale

 

I superiori maggiori nel terzo giorno dei lavori sono stati invitati a pensare alla programmazione Foto-iconadel XXIII° Capitolo generale che si svolgerà tra il maggio-giugno del 2015. Il p. generale introducendo i lavori della giornata ha ricordato che il capitolo è un passaggio importante dove si fa sintesi di sei anni di vita e si tenta di progettare il cammino dei sei anni successivi. Ha invitato a scegliere un tema capace di far riflettere sulla nostra vita, cercando di rispondere alla voce dello Spirito. Oltre al valore profetico ne ha richiamato le funzioni, ma soprattutto la necessità di individuare un tema che aiuti non solo ad intraprendere una via di gestione amministrativa dell’esistente, ma che permetta di fare passi in avanti. Scegliere un tema significa individuare che cosa la congregazione si attende. Il richiamo agli slogan degli ultimi capitoli ha fatto intuire la ricchezza dei percorsi intrapresi:

* Noi congregazione al servizio della missione, nel 1997

* Per un cuore aperto e solidale al servizio della missione, nel 2003

* “L’amore di Cristo ci spinge” (2 Cor 5,14) nel 2009.

Il vicario generale p. John Van den Hengel, vicario generale, ha indicato i tempi e la possibile modalità di sviluppo; il segretario generale p. Heru ha presentato una tabella di ipotesi della composizione del XXIII° capitolo generale; p. Claudio Weber ha tracciato il compito della commissione preparatoria. Una panoramica articolata e allo stesso tempo ordinata, capace di orientare positivamente i lavori dei gruppi che nel pomeriggio hanno presentato in plenaria i risultati del loro confronto.

* L’Africa riferendosi al cammino fatto sulla spiritualità in questi anni sente che il sint unum può orientare il cammino dell’internazionalità arriccita dalla tematica dell’interculturalità.

* L’Asia ha posto l’accento sulla vita in comunità;

* L’America Latina ha richiamato l’attenzione sui fondamenti della vita comunitaria per orientare correttamente l’impegno sociale e i cammini di internazionalità;

* L’Europa e l’America del Nord segnalano che siamo stati chiamati alla vita in comunità per una missione.

A partire da questi tratti, già si vedono le linee di quello che sarà il cammino della congregazione a partire dal 2015. Nel frattempo è importante continuare a dare vita ai ricchi percorsi che già sono in atto.

 

In-sala

 

Il servizio dell’autorità nel nostro tempo

 

La giornata di riflessione dei superiori maggiori è stata arricchita dall’intervento del cappuccino Paolo Martinelli, docente presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e presso la Pontificia Università Gregoriana. Il tema affidato alla sua riflessione era centrato su “Il servizio dell’autorità nel nostro tempo”. Intervento ricco e appassionato. Fra Paolo ha ricordato che il tema dell’autorità e dell’obbedienza hanno la loro dignità antropologica e teologica solo nell’orizzonte della ricerca di Dio. Il cambiamento introdotto dalla modernità non può lasciare indifferenti quanti sono responsabili del servizio di autorità. L’imporsi del senso dell’autonomia del soggetto, e la soddisfazione del desiderio sono passaggi che lasciano tracce profonde nella vita degli individui, religiosi compresi. Riferendosi all’istruzione “Il sevizio dell’autorità e l’obbedienza” della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, il relatore ricordava che “molti tendono oggi a considerare mortificante qualunque forma di dipendenza; ma appartiene allo statuto stesso di creatura l'essere dipendente da un Altro e, in quanto essere in relazione, anche dagli altri” (AO 4). Proprio il rapporto di alterità permette di raggiungere un compimento e di tendere ad esso. A questo proposito non sfuggirà che proprio questo aspetto è sempre stato assai presente nella riflessione antropologica cristiana. In realtà la stessa Sacra scrittura attesta più volte che l’uomo è creato da Dio per la felicità, per l’esistenza (Sap 1,12-14). Per un’antropologia filiale è importante obbedire a Dio, e lui permette di comprendere le mediazioni umane. Rimane pertanto insuperato il richiamo di san Giovanni nel suo Vangelo e nelle sue lettere: Dio nessuno lo ha amai visto(Gv 1,18; 1Gv 4,12). Per questo, la ricerca di Dio e della sua volontà per natura sua richiede la mediazione. Grazie a queste considerazioni riguardanti Gesù Cristo e lo Spirito Santo, siamo in grado di poter leggere con maggiore profondità anche le cosiddette mediazioni umane della volontà di Dio. Se Cristo, infatti, non è solo esempio di obbedienza ma anche colui al quale si deve obbedire, allora si deve riconoscere che nel sacramento eucaristico noi abbiamo la paradossale corrispondenza tra la libertà di Cristo e la nostra. Tutti siamo chiamati ad obbedire a Cristo.

L’autorità a sua volta è tale in quanto presa totalmente Gruppo-afra servizio dell’obbedienza. Per questo coloro che sono chiamati a svolgere tale servizio non possono che essere i primi ad obbedire. Se l’esercizio dell’autorità ha come tema dominante la provocazione della libertà del confratello alla sequela di Cristo, è anche necessario verificare l’adeguatezza degli strumenti che regolano le possibilità di confronto tra il superiore e i membri della fraternità. Questo specifico momento dell’esercizio della funzione autorevole, non può essere in alcun modo delegato o diluito. A questo proposito emerge il momento di sacrificio del proprio progetto individuale che non deve essere inteso, come passività o come rinuncia alla propria libertà personale, ma come la possibilità del suo compimento. Non si tratta in questo caso solo di raccomandare al superiore doti umane di comprensione o di affettuosità nei confronti dei fratelli affidatigli, quanto piuttosto di saper mostrare quanto egli rischi concretamente la sua libertà con il carisma professato e nel rapporto con i membri dell’istituto e che proprio per questo chiede il loro coinvolgimento responsabile. L’autorità stessa può percepire l’autenticità dello svolgimento del proprio compito nella misura in cui il vivere tale servizio lo mette in un concreto cammino personale di maggiore conversione ed immedesimazione con il carisma stesso.