05/11/2013

1AG - Incontro Superiori: le sfide da accogliere

 Stefen

 

Le Sfide da accogliere


Quando si tratta di mettere in ordine il cammino che può fare una Congregazione si corre il rischio di diventare ripetitivi o di sentire tutto il peso di anni segnati da tentativi che non hanno portato a risultati soddisfacenti. I lavori dei superiori maggiori, nella giornata del 5 novembre, hanno avuto in alcuni tratti il segno dello sguardo stanco, ma se dobbiamo dare credito ai risultati è più forte la voglia di aprire nuovi percorsi, o comunque attenzioni capaci di rinnovare.

I superiori sono stati invitati a individuare a livello continentale le sfide per la vita consacrata, e per la Congregazione. La dinamica dei lavori ha richiesto l’impegno di un’intera giornata che non ha visto cadute di tensione o di attenzione, ma da parte di tutti si è manifestata la disponibilità a un lavoro costruttivo. A onor del vero si è visto che i partecipanti si trovano più a loro agio quando devono intervenite nel gruppo continentale, Agusmeno abili quando sono chiamati a prendere posizione in assemblea. Resistenze che si possono vincere solo con l’allenamento e l’abitudine a stare sulle problematiche per cercare non solo la soluzione facile o immediata, ma la riflessione per la maturazione di uno stile capace di cambiare abitudini, modificare storie radicate, rinnovare percorsi troppe volte ripetuti.

Senza avere la pretesa di illuminare tutta la ricchezza dei contributi, ci pare di poter consegnare ai nostri lettori alcune attenzioni che possono aiutare a riflettere e a ripensare il nostro modo di essere.

Incominciando a mettere in evidenza quello che accomuna, risulta prioritario per tutti una rivisitazione della vita comunitaria nelle sue diverse espressioni. Si sottolinea la necessità di una vita che tenga conto del fatto che non siamo un club, ma si è riuniti dall’evangelo e dal carisma di p. Dehon. Le conseguenze di questa attenzione portano ad avere un’attenzione per il sint unum, che orienta verso l’apertura all’internazionalità, alla multiculturalità che si trasfonde dentro una pastoralità aperta sul mondo, creando una "cultura di incontro" che modifichi le nostre strutture comunitarie ed apostoliche, e disponendoci ad una vera conversione teologale/pastorale. Questa è la nostra prima missione. Fra identità e formazione ci deve essere la spiritualità quale elemento di sintesi che rivive nella vita personale e sociale, che sostiene l’identità e la formazione.

Willian

Volendo provare a dare invece una caratterizzazione più specifica alla sfida continentale troviamo che:

* la parte più giovane della Congregazione rappresentata dall’Africa chiede di poter giungere alla realizzazione dell’autofinanziamento;

* il continente asiatico segnato da sviluppi pieni di novità muove la sua attenzione attorno al tema dell’internazionalità, per essere capaci di unità nella diversità;

* il vecchio continente europeo e il Nord America vogliono accogliere la sfida di uscire dalle sagrestie per andare dove vive il popolo e raggiungere le periferie;

* il variegato continente latino americano privilegia la dimensione sociale del nostro carisma ponendo attenzione ai nuovi protagonisti e agli scenari emergenti: l'esclusione sociale, le nuove generazioni, la cultura digitale, la ricerca della giustizia e l'equità, l'attenzione ambientale, ecc.

HughQuattro finestre aperte su mondi pieni di possibilità che non possono più soltanto attendere risposte, ma che chiedono che qualcuno provi, anche se timidamente a dare corso a nuovi cammini nella storia. Tutti hanno mostrato consapevolezza dei limiti nel fare le proposte, ma tutti si sono mostrati orientati a dare concretezza a quanto espresso. Lavoro ricco, quello fatto, e reso ancora più vivo dalla presentazione di iniziative o progetti che stanno prendendo nuova forza. Segnalo che si è parlato di giustizia e pace, dei laici dehoniani, di nuove presenze in Asia, di un progetto Londra. Espressioni concrete di situazioni e realtà che sono già oltre le sfide, perché già accolte.


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