16/01/2013

1AG - La conclusione dell'incontro dei vescovi

 

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Il carisma di p. Dehon

"Il dono spirituale che p. Dehon ha dato alla Chiesa è straordinario ", ha detto p. John van den Hengel (nella foto sopra) ai vescovi dehoniani. "Ed è solo, forse, a seguito del Concilio Vaticano II, quando le comunità religiose sono state invitate a riscoprire il carisma dei loro fondatori, che noi dehoniani abbiamo cominciato ad apprezzare quando dono."

Dopo un fine settimana che comprendeva una visita a Napoli e la Messa con la comunità parrocchiale Cristo Re a Roma, i vescovi dehoniani hanno svolto lunedi, 14 gennaio il loro ultimo giorno di lavoro. La giornata è iniziata con una presentazione di p. Jhon van den Hengel, vicario generale, dedicata al carisma del fondatore.

P. Dehon non "ci ha lasciato un trattato teologico su come andava intesa la spiritualità del Cuore di Cristo", ha precisato p. John. Tuttavia, grazie alle azioni del fondatore si può vedere come p. Dehon abbia trovato una forte dimensione sociale nella spiritualità del Sacro Cuore.

La storia è familiare a qualsiasi SCJ che sia passato attraverso la formazione: il primo incarico di p. Dehon come sacerdote fu presso la parrocchia di Saint-Quentin, in Francia. E' stato un ruolo per il quale l'intellettuale francese sembrava inadatto, ma non perché non poteva dedicarsi al ministero parrocchiale. Era a causa del tipo di ministero parrocchiale, che si svolgeva soprattutto tra le mura di una chiesa, piutotsto che in mezzo alla gente.

Immediatamente p. Dehon cercò di divenire attivo anche nel contesto sociale. Si accorse della necessità dei sacerdoti di "allontanarsi dai meri compiti sacramentali per avviare una missione verso la società",  - ha continuato p. John - p. Dehon ritiene che il ruolo "del sacerdote nella società era sostanzialmente educativo: dovendo egli avere cura per l'educazione dei giovani, la formazione dei sacerdoti, la formazione di cristiani liberi e informati, per la giustiza e per il lavoro, e per la trasformazione delle strutture politiche e sociali della società. Non la Chiesa, ma il prete è stato nominato mediatore tra l'uomo e Dio, proprio come Gesù. Per p. Dehon non vi era alcuna dicotomia tra la vita religiosa come un sacerdote e la pastorale sociale - il ruolo del sacerdote è educativo ".

Parlando del Vaticano II, p. John ha detto che il fondatore sarebbe stato molto confortato, dal linguaggio del Concilio, che in qualche modo, ha chiesto alla Chiesa di fare proprio ciò che p. Dehon chiede ai suoi sacerdoti: "uscire dalle sacrestie".

I Vescovi hanno commentato la chiamata verso l'impegno sociale. "Come vescovo dehoniano, non riesco a fare bene il mio lavoro se non sono coinvolto nel ministero sociale", ha detto un vescovo. Mons. Bressanelli, sottolineando che le questioni sociali vanno al di là delle preoccupazioni per i lavoratori, perchè in alcune aree del pianeta riguardano anche l'ambiente e lo sfruttamento delle risorse.


Clicca qui per leggere il testo di p. John in lingua inglese. La traduzione in italiano arriverà presto.

 

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Che cosa significa essere un vescovo dehoniano?

Prima della riunione alcuni dei partecipanti sono stati invitati dagli organizzatori a riflettere sul loro ruolo come vescovi dehoniani. Lunedi mattina, mons. Vilsom Basso e mons. Aloysius Sudarso (nella foto sopra, a destra)) hanno condiviso le loro riflessioni.

"Come vescovo dehoniano cerco di vivere l' 'Ecce Venio,' cerco di essere accogliente", ha detto mons. Basso. "So che quando qualcuno viene a incontrare il vescovo, è sempre per qualche problema, e quindi desidero rispondergli al meglio. Dopo la messa, mi metto a disposizione di coloro che vogliono parlarmi. Cerco anche di essere un 'profeta dell'amore e servitore della riconciliazione' con tutti i sacerdoti della mia diocesi. Prego per loro ogni giorno.

"E, naturalmente, prendo molto seriamente l'opzione per i poveri".


Mons. Sudarso ci ha detto che come vescovo, egli condivide la visione di p. Dehon. "Ho imparato dalla spiritualità dehoniana come rendere reali i concetti di oblazione, amore e comunità. La spiritualità del Sacro Cuore deve muovere i nostri cuori verso le sofferenze di coloro che sono in conflitto e nella povertà ... e deve spingerci a vivere una vita di gioia e di gratitudine."

Come vescovo di una chiesa in una  società dominata dalla religione musulmana, il Vescovo Sudarso ha detto che una delle priorità  è di essere un uomo del dialogo. "La Chiesa cattolica deve essere in dialogo con gli altri per rispondere alle preoccupazioni della società". "Dobbiamo lavorare con gli altri ed essere accoglienti con gli altri."


Sinodo dei vescovi

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Mons. Virginio Bressanelli è stato uno dei quattro vescovi argentini che hanno preso parte al Sinodo dei Vescovi dello scorso ottobre. Ha parlato brevemente dell'incontro, che ha avuto come tema: "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana".

Ha parlato della grande varietà dei partecipanti al Sinodo. I partecipanti sono stati 263, tra cui 14 superiori generali. Circa 150 sono stat gli uditori senza diritto di voto. Importante è stata la partecipazione dell'arcivescovo di Canterbury, capo della Chiesa anglicana, e del patriarca di Costantinopoli, capo della Chiesa ortodossa.

Mons. Bressanelli è rimasto colpito dall'entusiasmo che ha riscontrato nel clero e tra i laici in materia di evangelizzazione e per l'invito del Santo Padre a rivisitare lo spirito del Concilio Vaticano II. C'è stata anche una parte dedicata anche alla dottrina sociale della Chiesa, come può la Chiesa essere veicolo per la riconciliazione alla luce delle preoccupazioni sociali? L'accento è stato posto sulla necessità di mantenere il dialogo in tutti gli aspetti della società. Ha infine esortato tutti i vescovi a leggere i documenti del Sinodo.


Un messaggio alla Congregazione

Nei gruppi linguistici, i vescovi hanno poi parlato del messaggio che vorrebbe condividere con il resto della Famiglia Dehoniana.

Hanno parlato della dimensione sociale del Cuore di Gesù, che deve essere sottolineata sin dai primi giorni di formazione. I Dehoniani devono avere uno spirito missionario.

I vescovi hanno anche sottolineato ciò che hanno ricevuto dalla congregazione. "Noi ereditiamo da essa  l'amore di Cristo che si manifesta nell'Eucaristia", ha detto un vescovo. "Dobbiamo trarre ispirazione dalla cura pastorale di Gesù".

"E' il nostro benvenuto", ha detto un altro. "Noi dehoniani siamo noti per il nostro spirito di accoglienza. Come vescovi, cerchiamo di vivere questo nelle nostre diocesi. "

Clicca qui per leggere il messaggio finale dei vescovi alla congregazione.


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Conclusione

Martedì mattina i vescovi hanno concluso l'incontro con una valutazione della riunione. "Ringraziamento", "gratitudine", "sensazione di essere a casa", sono state le parole più frequentemente usate dai partecipanti.

"Ha superato ogni aspettativa che aveva", ha detto mons. Murilo Sabastião Ramos Krieger. "E 'stato bello essere in comunità, stare con confratelli qui a Roma e nelle due Province italiane. Avremmo potuto fare questa riunione anche altrove,  ma qui ho avuto modo di incontrare una comunità dehoniana e di trascorrere del tempo con i nostri confratelli SCJ. "

"Mi sento più impegnato come dehoniano dopo essere stato qui", ha aggiunto mons. Vital Chitolina.

"Mi è piaciuto moltissimo!", ha detto mons. António De Sousa Braga, che ha aggiunto che mons. Tomé Makhweliha, gli ha "trafitto il cuore", quando ha parlato delle necessità della Chiesa del Mozambico. "Non abbiamo i soldi nelle Azzorre, ma abbiamo persone." L'incontro ha messo mons. Braga in contatto non solo con un bisogno della Chiesa, ma con le esigenze di "collega" vescovo dehoniano.

I vescovi hanno poi espresso la speranza che questi incontri possano continuare.


Clicca qui per visualizzare le foto dalla conferenza, e le immagini della liturgia di Domenica alle parrocchia di Cristo Re a Roma.