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14/01/2013

1AG - Cosa vuol dire essere vescovo dehoniano?

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Il Cardinale João Braz de Aviz. prefetto della Congregazione per gli Istituti per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica 


Essere religiosi, ed essere vescovi

Il cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (CIVCSVA) si è unito ai vescovi dehoniani venerdì mattina per discutere della missione dei vescovi religiosi. Come molti altri presenti alla riunione, anche il cardinale è originario del Brasile, ed è vescovo ausiliare della diocesi di Vitória, Espirito Santo, dal 1994. E responsabile della CIVCSVA da un anno.

Il cardinale ha esordito sottolineando l'importanza delle comunità religiose nella vita della Chiesa e nelle diocesi.  "Le comunità religiose - di uomini e donne - non sono solo autori di molte opere apostoliche, ma portano con loro anche il dono del carisma del Fondatore. Il carisma non è dono solo per quella particolare comunità religiosa, ma una ricchezza per tutta la Chiesa nel suo insieme". "La vita consacrata è un bel segno per la Chiesa", ha ribadito.

Richiamando il recente anniversario dei  50 anni dall'apertura del Concilio Vaticano II, ha sottolineato l'importanza di rivisitare e riscoprire i carismi dei fondatori per contestualizzarli rispetto alle sfide del mondo di oggi.

Ha parlato del rapporto tra i vescovi e le comunità religiose, notando che la dimensione "gerarchica" e quella "carismatica" della Chiesa sono "co-essenziali." Per questo occorre mettere l'accento sul dialogo, in modo da poter sintetizzare le due dimensioni. Il cardinale ha infine trattato della frustrazione che alcune comunità religiose hanno, quando un vescovo si rivolge loro solo per ovviare alle necessità di personale della sua diocesi. Eppure, molte diocesi hanno bisogno dell'aiuto dei religiosi per la cura delle parrocchie e per la loro partecipazione ad altri ministeri di vitale importanza.

Il dialogo è inoltre necessario in ordine all'aspetto vocazionale, e per il pieno sviluppo del piano pastorale della diocesi. Come possono i religiosi e i vescovi ricordare sono fratelli, e che collaborano per il bene della Chiesa?

I membri delle comunità religiose devono sentire che sono parte della famiglia diocesana nella quale operano. Questo significa essere accolti dalla diocesi, ma anche essere attenti alle sue necessità.

Tra i religiosi e vescovi ci deve essere sempre una mentalità di comunione.

Dopo la presentazione il cardinale ha risposto ad alcune domande dei vescovi. Tra le varie questioni affrontate quelle relative ai membri non ordinati delle comunità, al ruolo dei laici, alla necessità della testimonianza personale e comunitaria, alla risposta delle comunità religiose all'epoca post-moderna, e alla necessità di chiarire la differenza tra carisma e tradizione storica.

"Si tratta di due cose diverse", ha detto il cardinale. "Dobbiamo stare attenti, sia come religiosi che come vescovi a non confonderli. La tradizione non è carisma. Carisma è parte della storia di una comunità religiosa, ma le tradizioni e le esperienze storiche non la definiscono. "

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Il Vescovo Teeumu


Riflessioni personali

 

Diversi vescovi prima della conferenza sono stati invitati a preparare alcune riflessioni sulla base di alcune tracce elaborate dalla Curia generale. Venerdì pomeriggio, i Vescovi Antonio De Sousa Braga, Adam Musialek e Teemu Sippo hanno trattato dei loro doppio ruolo di dehoniani e vescovi.

Mons. De Sousa Braga ha parlato della spiritualità cristocentrica di p. Dehon . "Ogni giorno prego con l'atto di oblazione," ha detto. "P. Dehon aveva anche un profondo impegno nel sociale. Anche noi dobbiamo essere attenti ai bisogni sociali della società "L'impegno per l'insegnamento sociale della Chiesa è un modo per esprimere "l'Unum Sint ".

Mons. Musialek ha spiegato come ha trovato il carisma dehoniano nel suo agire da vescovo. L'Eucaristia, la croce con il Cuore di Cristo. "Questi simboli si sono combinati con l'Africa", ha detto. "Ecce Venio" è la mia risposta come vescovo dehoniano. "Ecco, io vengo a fare la tua volontà."

Per Mons. Musialek della diocesi di De Aar, "Ecce Venio" significa dedicarsi a persone in disperate situazioni a causa dell'abuso di sostanze tossiche in zone dove la disoccupazione è al di sopra del 70%. "Il ruolo della Chiesa è dare voce a chi non ha voce", ha detto. La Chiesa deve trovare nuovi modi per parlare ai poveri della post-apartheid in Sud Africa. "Abbiamo bisogno di trovare un modo nuovo per essere profeti dell'amore e servitori della riconciliazione".

 

Infine, mons. Musialek ha concluso che i vescovi dehoniani devono aiutare i sacerdoti a vivere l'invito di p. Dehon ad "andare al popolo".

Mons. Sippo ha ribadito che per lui essere un vescovo significa essere sposato con la propria diocesi. "Non posso essere un pastore, se non sono disposto a servire totalmente Dio". La mia formazione da dehoniano "mi ha insegnato il senso della correzione fraterna, perchè come vescovo io sono contemporaneamente il punto di riferimento ma anche un fratello."

 

In un paese dove i cattolici sono una piccola minoranza, l'ecumenismo è di vitale importanza. "Crescendo nell'amore del Sacro Cuore, io cresco nel mio amore verso il prossimo. Diventando vescovo ho capito più profondamente la mia vocazione dehoniana;" e poi ha aggiunto che "la gente potrebbe anche non sapere che io sono Dehoniano, ma sanno che io sono un uomo di preghiera, questo la gente lo vede."

Nella discussione aperta che ne è seguita, i vescovi si sono soffermati sulla possibilità di avere dei sussidi, magari sviluppati dalla Curia Generale, per aiutarli a sviluppare ulteriormente la loro spiritualità dehoniana, e poterla condividere con tutte le persone della loro diocesi. Altri hanno sottolineato la solitudine che avvertono nel  vivere senza una comunità religiosa. Molti infine hanno convenuto sulll'importanza di essere attivi nella ricerca di modi per sviluppare legami con gli altri, anche al di fuori della comunità SCJ.

"Noi siamo religiosi, non è bene per noi rimanere soli", ha concluso mons. De Sousa Braga.

Uno dei vescovi ha riferito di una domanda rivoltagli da alcuni sacerdoti diocesani in ordine alla sua identità religiosa. "Io sono un dehoniano, questa è la mia identità. Tuttavia, il mio ministero è il servizio episcopale nella Chiesa. "


Lettere

Durante l' ultima sessione della giornata, i vescovi hanno deciso di scrivere una lettera al Santo Padre, e una alla famiglia Dehoniana. Nella loro lettera al Papa Benedetto XVI i vescovi si soffermeranno sull'eredità spirituale che essi hanno ricevuto da p. Dehon, e ribadiranno le loro speranze per la beatificazione del Fondatore e per una pronta risoluzione dei problemi che hanno posto in una situazione di stallo la sua causa.


Hanno concluso la giornata con una ampia discussione, trattando di varie questioni, ed esprimendo la speranza che venga scritta una ampia storia della congregazione.

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