11/01/2013

1AG - L'incontro dei vescovi dehoniani

 

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L'arcivescovo Claudio Dalla Zuanna presiede l'Eucarestia del giorno di apertura


I Vescovi sono una parte della famiglia Dehoniana

"Voi sei una parte di noi, siete una parte della famiglia Dehoniana", ha detto p. Claudio Weber ai vescovi SCJ riuniti a Roma.

 P. Weber, membro del Consiglio Generale, si è rivolto ai vescovi nel corso dell'introduzione all'incontro che si svolge presso la Casa Generalizia di Roma dal 10 al 15 gennaio .

I Sacerdoti del Sacro Cuore hanno tra loro 25 tra vescovi, arcivescovi e cardinali. Servono in Africa, Asia, Europa e Sud America, in grandi aree urbane, come pure in piccoli luoghi missionari. In una diocesi, il vescovo è rallentato nei suoi spostamentii da un congestionato traffico cittadino, mentre in un' altra, è la mancanza di strade a imporre al vescovo una camminata di 70 chilometri a piedi.

I vescovi pur rappresentando la ricchezza della diversità, hanno nel loro patrimonio di identità, un legame significativo con i Sacerdoti del Sacro Cuore.


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 P. Jose Carlos Brinon, postulatore generale, parla del suo lavoro.



Scambio di esperienze

"Lo scopo di questo incontro è quello di avere uno scambio di esperienze", ha detto p. Weber. Non si tratta, ha chiarito, di una formale riunione d'affari.

Per questa ragione, l'incontro si è aperto con la testimonianza di ogni partecipante, circa il proprio lavoro e il proprio ministero.

Mons. Teemu Sippo ha descritto la sua esperienza di ministero, in una diocesi che si stende su un intero paese; tuttavia i cattolici sono una piccola minoranza della popolazione finlandese. E' l'unico dehoniano finlandese, ed è il primo nativo finnico ad essere stato nominato vescovo della diocesi di Helsinki.

Anche altri vescovi hanno portato la loro esperienza alla guida di una diocesi dove il cristianesimo è religione di minoranza. In Indonesia, il dialogo interreligioso è fondamentale per un paese a netta maggioranza musulmana, e dove meno del tre per cento della popolazione si professa cattolica.

Mons. António De Sousa Braga, vescovo di Angra nelle Azzorre (Portogallo) è stato nominato vescovo nella sua diocesi di nascita. Ha illustrato le incredibili lotte che la popolazione ha dovuto sostenere a seguito della crisi finanziaria europea, che ha colpito in modo particolarmente duro il Portogallo.

I Vescovi africani hanno parlato non solo delle difficoltà finanziarie e dei risultati dei disordini civili, ma anche di come le società multinazionali  utilizzano spesso le preziose risorse del continente senza alcun beneficio per i suoi abitanti.

Molti si sono soffermati sulla sfida che un religioso deve affrontare quando è chiamato, a volte per la prima volta, a servire al di fuori della propria comunità religiosa. "La mia vocazione era quella di essere un religioso", ha detto un vescovo. "Vivere a molte ore di distanza dal primo confratello dehoniano, è per me molto difficile."

Un altro ha aggiunto che la sua identità di dehoniano permea tutto ciò che fa come vescovo. "La gente della mia diocesi sa che io sono un dehoniano", ha ribadito mons. Carmo Joâo Rhoden di Taubaté, in Brasile. "Io parlo e vivo il nostro carisma dehoniano."

 

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Chi sono i Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù oggi?

P. José Ornelas Carvalho ha illustrato ai vescovi le statistiche della Congregazione soffermandosi sui cambiamenti avvenuti. Negli ultimi 20 anni c'è stata una significativa crescita della Congregazione, nel sud del mondo. Nei paesi africani, una volta dominati dai missionari dehoniani, la duplice sfida consiste nel cercare di soddisfare le esigenze educative di molti giovani oggi in formazione, e creare le condizioni per una transizione verso l'autosufficienza.

Il superiore generale ha parlato della crescente presenza della Congregazione in Asia, che ha il suo centro nevralgico nelle Filippine, ma anche nuove presenze in India e Vietnam. Più tardi nel corso della riunione, p. John van den Hengel presentato quella che per ora è solo una speranza: un presenza dehoniana in Cina.

Si rinnovano anche gli sforzi in Ciad e in Angola, dove le comunità sono guidate da giovani SCJ, che provengono da paesi che una volta erano loro stessi territori di missione.

Nell'emisfero settentrionale, i Sacerdoti del Sacro Cuore condividono la situazione di molte altre Congregazioni religiose in cui la questione principale è l'invecchiamento e la diminuzione di numero dei confratelli. Come già osservato in altri incontri internazionali, le radici della congregazione sono ancora in Europa, ma ora in Europa si deve cedere il passo ad un nuovo modello, che comprenda anche nuove modalità di sostegno finanziario.

"Questo modello richiama tutti noi ad avere una mentalità missionaria, per avere realmente una dimensione internazionale, e non essere semplicemente membri di una comunità internazionale", ha ribadito il p. Generale.

Rispondendo  alla presentazione, un vescovo ha detto che  i Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, nel corso della loro storia,  sono sempre andati dove pochi vanno. Questa è una parte essenziale della missione della congregazione. "Tuttavia, dobbiamo anche investire nel nostro futuro", ha detto mons. Bressanelli. "Se non lo facciamo, non possiamo rispondere efficacemente alle necessità della Chiesa."

Questo "investimento" non è necessariamente in strutture, hanno puntualizzato alcuni vescovi, ma occorre un investimento nella formazione dei religiosi: formazione iniziale e formazione permanente. Occorre fare di più per aiutare i giovani a discernere pienamente la loro vocazione.

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Storie personali

Dopo aver ascoltato la relazione del postulatore generale, due vescovi hanno fatto delle brevi riflessioni personali sulle questioni che la Curia aveva sottoposto loro prima della riunione. Queste riflessioni saranno poi sviluppate nel corso dell'incontro.


"La mia risposta è molto personale", ha detto mons. Tomé Makhweliha illustrando il modo in cui il carisma dehoniano influenza il suo agire come vescovo. "E 'stato per mezzo della Congregazione, che Dio mi ha dato il dono della fede, ed è grazie agli SCJ, che ho coltivato la mia vocazione ... Sono radicato nell'amore del Cuore di Gesù.

"I Dehoniani mi ha dato lo slancio missionario, ho imparato questo atteggiamento dai missionari che ho conociuto."

"E' solo all'interno della Famiglia Dehoniana che ho trovato il mio posto nella Chiesa", ha proseguito, sottolineando che quel che è come un vescovo, lo deve al fatto che i dehoniani lo hanno formato ed educato così.

"Le preoccupazioni sociali di p. Dehon sono anche le mie preoccupazioni "ha concluso.


Mons. Nelson José Westrupp ha citato vari passi dalla Regola di Vita, con i quali si confronta nel suo servizio come vescovo.

"P. Dehon ha fondato la congregazione per essere al servizio della Chiesa ", ha detto, notando che al n° 30 della Regola è scritto:" Per sua natura il nostro Istituto è un istituto apostolico, e per questa ragione ci mettiamo volentieri al servizio della Chiesa nella sua varie opere pastorali. "

Ha continuato citando il n° 32 che chiama i dehoniani a "contribuire a stabilire il regno della giustizia e della carità cristiana nel mondo."

"E' un grande segno di grazia quando un SCJ è scelto come vescovo", ha detto mons. Westrupp. E' un modo di infondere il carisma dehoniano in una diocesi. "E' fondamentale che ci sia un impegno da parte dei membri della congregazione a pregare per i nostri vescovi ... Io amo la congregazione con tutto il mio cuore, ti prego per i miei fratelli ogni giorno. Sono un dehoniano. Sono un vescovo, ma sono un vescovo dehoniano. "


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