10/01/2013

1AG - Il "dialogo": la chiave per essere un vescovo dehoniano

Ci sono attualmente 25 vescovi dehoniani e cardinali che servono in quattro continenti. Dal 10 al 15  gennaio, la maggior parte di questi saranno presso la Casa Generalizia dei Dehoniani a Roma, per parlano del loro ministero, delle loro diocesi e dei modi in cui il carisma dehoniano influenza il loro servizio come vescovi.

Durante l'incontro, presenteremo alcuni di loro. Quello che segue è un breve profilo di Aloysius Sudarso, 67 anni, arcivescovo di Palembang (Indonesia).



Un vescovo in dialogo con gli altri

Cosa vuol dire essere un vescovo dehoniano?

"Essere una persona di dialogo, un dialogo che viene dal cuore, un dialogo che fa la Chiesa accogliente", così ci ha risposto mons. Aloysius Sudarso . "Per essere dehoniani autentici, è importante aiutare le persone a vedere che Dio vive in noi e negli altri."Sudarso casual

 

Mons. Sudarso ci parla del contesto dell'Indonesia; è un paese con quasi 203 milioni di musulmani, il più popoloso tra gli stati musulmani. Coloro che si professano cattolici sono solo 7 milioni.

 

"Viviamo in un paese dominato dall'Islam", ha ribadito l'arcivescovo. "Viviamo gli uni accanto agli altri, anche con chi professa il Buddismo e le altre fedi. Il dialogo è fondamentale per trovare il modo  di vivere inieme e capire le recirpoche esigenze."

La forte propensione al dialogo richiama gli sforzi che p. Dehon compì per convincere imprenditori e leader politici a migliorare le condizioni degli operai in Francia.

"Il dialogo è la chiave per conoscere 'l'altro' e comprendere la situazione di ogni individuo", ci dice l'arcivescovo . "E questo è sicuramente un atteggiamento dehoniano."


Ispirato dai Sacerdoti del Sacro Cuore

Mons. Sudarso è cresciuto a Yogyakarta. Dei missionari dehoniani olandesi erano impegnati nel servizio della parrocchia che frequentava la sua famiglia;  "sono rimasto impressionato da loro", ci ha detto. "I sacerdoti erano molto vicini alla gente, e molto attenti ai bisogni dei più poveri."

Sin da ragazzo, mons. Sudarso capì che voleva fare lo stesso. Entrò al seminario minore, che era una scuola preparatoria per diverse comunità religiose e per i futuri sacerdoti diocesani. Quando arrivò il momento di scegliere una direzione per la sua vocazione, prese in considerazione i Gesuiti, e il sacerdozio diocesano.

"Ma alla fine sono andato da coloro che avevo conosciuto: i Sacerdoti del Sacro Cuore".

Il suo primo incarico dopo l'ordinazione nel 1972, è stato al seminario minore di Palembang, dove ha insegnato latino e religione. Successivamente ha insegnato presso la locale Scuola Superiore e all'università, dove si è occupato di etica medica per i futuri medici e per quanti lavorano nel settore dell'assistenza sanitaria.

Oltre all'insegnamento, mons. Sudarso è stato impegnato nel ministero parrocchiale e come cappellano nel carcere locale. Si è fatto carico delle necessità spirituali del carcere, ma anche fatto ricorso alle sue conoscenze universitarie, per ottenere le cure mediche necessarie ai prigionieri.

Dopo questi primi anni di ministero, mons. Sudarso è tornato a scuola. Ma questa volta è stato alla Loyola University di Chicago (USA) dove ha studiato psicologia. Rientrato a casa, ha messo messo a frutto le sue consocenze nel campo del  counseling e della psicologia. Nel 1986 è stato nominato superiore provinciale.

All'inizio del suo terzo mandato come provinciale, ha ricevuto una telefonata dal nunzio apostolico in Indonesia.


Con molta esitazione

"Il nunzio ha detto di volermi incontrare.  Ho risposto che per me era un periodo molto intenso, e ho chiesto di rinviare l'incontro di un mese."

Mentre mons. Sudarso non immaginava che era stato preso in considerazione per essere nominato vescovo.

"Era una possibilità che non volevo accettare!"

Il nunzio insistette e quando mons. Sudarso seppe che il papa voleva nominarlo vescovo ausiliare di Palembang oppose una lunga lista di motivi per cui non sarebbe stato un buon candidato. "Non avevo mai lavorato in una parrocchia, ero sempre stato in amministrazione. Sono un religioso e penso che il vescovo debba essere un sacerdote diocesano. "

La obiezioni caddero nel vuoto e il nunzio consegnò a mons. Sudarso la lettera del Santo Padre,  che doveva essere controfirmata in segno di accettazione.

"Ho chiesto di avere il tempo per pregare e riflettere sulla richiesta", ha proseguito l'arcivescovo. Mons. Sudarso è andato in ritiro per qualche tempo per cercare di fare chiarezza sul suo futuro e, infine, ha scritto una lettera al papa, nella quale spiegava perché non ritenesse di essere il candidato giusto per questo servizio.

"Dopo un mese, non avevo avuto alcun cenno di risposta, davo quindi per scontato che il Santo Padre avesse letto la mia lettera e compreso le mie preoccupazioni".

Inaspettatamente ricevette una chiamata dal Vescovo di Palembang, Soudant "Si congratulava per la mia nomina a vescovo ausiliare", ci racconta mons. Sudarso. "Per me è stata una sorpresa totale." Anche se non aveva esplicitamente rifiutato la proposta del papa, mons. Sudarso era convinto che la sua lettera fosse fondamentalmente interpretabile come un: "no grazie!!".

E invece, un mese dopo aver scritto quella lettera, ha accettando l'invito del papa ad assumere il servizio di vescovo ausiliare di Palembang.


Sumatra map

L'Arcidiocesi di Palembang si trova all'estremità sud-orientale di Sumatra.


"Tuus servus sum ego"

Ordinato vescovo nel 1994, mons. Sudarso ha scelto come motto " Tuus servus sum ego"," Io sono il tuo servo. "

Il motto è l'incarnazione della sua risposta alla chiamata della Chiesa come vescovo dehoniano.

Per servire il popolo indonesiano - cattolici e non cattolici - Mons. Sudarso cerca costantemente i modi per migliorare il dialogo e l'apertura. Ha contribuito a creare un forum di leader religiosi di diverse fedi, per discutere questioni di interesse comune.

Durante il periodo natalizio c'è un ritrovo sempre aperto, creato all'interno  della sua residenza, che accoglie funzionari del governo (tra cui il sindaco e il governatore), personale militare, leader religiosi di varie fedi, ma anche persone comuni, che qui si incontrano per rilassarsi, e magari mangiare qualcosa insieme.


"La casa è aperta dalle nove del mattino alle nove di sera, ci dice Mons. Sudarso. "Anche alcuni studenti universitari vengono qui per incotrarsi e conoscere altre persone.

Durante il periodo del Ramadan, mons. Sudarso spesso prepara un pasto per i musulmani, che possono mangiare dopo il tramonto. "La loro sala di preghiera si trova vicino alla casa del vescovo," ha detto, e perciò trova normale accoglierli in casa sua.

Mons. Sudarso ha incoraggiato le parrocchie nella sua arcidiocesi a fare lo stesso. "E' un modo per incoraggiare il dialogo tra noi, un modo per essere buoni vicini".

Quando Palembang è stato elevata a arcidiocesi, mons Sudarso ha invitato i leader religiosi delle altre fedi, a unirsi a lui nel corso della cerimonia della sua nomina. Ognuno di loro ha pregato per l'arcidiocesi.

Lo spirito di apertura tra le fedi ha reso più facile la possibilità di lavorare insieme tra il governo e le diverse religioni.

Quando si sono diffuse minacce provenienti da un gruppo estremista musulmano, mons. Sudarso ha esposto le sue preoccupazioni al forum interreligioso. I leader musulmani del forum, hanno agito come intermediari con il gruppo estremista, per calmare le tensioni.

A 67 anni, mons. Sudarso dice che ha ancora diversi  anni di servizio davanti a lui. Ma  spera che un giorno possa finalmente svolgere il ministero a cui pensa sin dalla sua ordinazione sacerdotale: servire come parroco.