Ti trovi in:Archivio»1AG - I bambini usati

Archivio

Ricerca per tag

18/03/2015

1AG - I bambini usati

 

 2015-03-18bis attualita

E’ dai tempi dei soldatini imberbi di Pol Pot che i fanatici abusano dell’infanzia per purificare il mondo. Quelli dell’Isis fanno anche di peggio. Chiamano «cuccioli di leone» bambini imbottiti di armi o di tritolo, ignorando che un leone non pratica la crudeltà né la insegnerebbe mai ai suoi cuccioli, e usano la tecnologia per irradiarne le gesta in Occidente.

L’infanzia violata2015-03-18 attualita

Ma i bambini, sono solo bambini. Un’infanzia violata senza possibilità di difendersi. Non c’è stato il tempo di metabolizzare l’orrore per le bimbe fatte esplodere da Boko Haram, che ecco comparire il piccolo giustiziere in erba, targato Isis, e poi qualche settimana dopo, ancora uno. Sembra una macabra gara tra chi arriva all’orrore più clamoroso, tra chi sa essere più crudele. Cosa è peggio? Distruggere i propri figli, o trasformarli in distruttori? Ma qui entriamo in gioco noi. Cosa vediamo in queste immagini? Se scorgessimo soltanto un piccolo assassino, una creatura perduta che ci provoca rabbia cupa e pensieri di vendetta, avremmo abboccato al loro amo. Quello che i guerriglieri dell’Isis neanche sospettano è che in queste immagini noi si possa vedere tutt’altro. Non un assassino, ma una vittima. Un bimbo sfregiato, un drone umano pilotato dagli adulti alle sue spalle.

Bambini come burattini

2015-03-18 attualitaterPiù volte è stato spiegato che tante milizie scelgano proprio i bambini: sono i più docili, una volta addestrati fanno quello che vuoi senza domande. Bambini come burattini. Terrorizzati dalla violenza, subita e vista sugli altri, indottrinati, spesso drogati per domarli. Una crudeltà assorbita e applicata, come unica via di sopravvivenza. L’enorme differenza che ora si nota è che di solito i bambini soldato sono tenuti nascosti, date le conseguenze internazionali (quasi tutti i detenuti e i ricercati dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja hanno tra le accuse più infamanti l’arruolamento forzato di minori), mentre ora i volti imberbi vengono esibiti con orgoglio. Che sia il figlio di un foreign fighter magari rapito alla madre e catapultato nei campi di addestramento di Siria, o un bambino israeliano cui il padre mostra come imbracciare le armi, si tratta sempre di genitori che incitano i figli. Li instradano su vie di una deviata eterna felicità o di un peggio inteso eroismo, convinti probabilmente di fare la cosa “giusta” per loro. Se ne trae l’imperativo morale che ci si deve interrogare sull’educazione all’odio e alla violenza a cui vengono sottoposti, in maniera più o meno evidente, più o meno consapevole, i figli.

Rinaldo Paganelli