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19/01/2015

1AG - Rispetto fatto di relazione

2014-19-01 bambini

I fatti di questi giorni ci hanno buttato in faccia che esiste un rapporto cruciale tra la violenza e l’altro. Solo un radicale rinnovamento nella comprensione della «verità» può aiutare a vedere nell’altro – nel diverso da me per cultura, religione, etnia, etica – non qualcuno da demonizzare, escludere o convertire, ma una presenza con cui entrare in relazione. Nella relazione posso conoscerlo, dialogare e apprendere da lui, per discernere quei semi del Verbo diffusi in ogni essere umano e in ogni cultura e tradizione religiosa.

Conoscere la realtà

L’altro, allora, è occasione di comunione, non di esclusione. Il vangelo ci critica e ci giudica quando ci costruiamo noi stessi il nemico mutando l’alterità in occasione di inimicizia. Si pensi a quella trasformazione di un’alterità parziale in alterità assoluta che è alla radice della «creazione» dell’eretico e della sua demonizzazione che lo rende un nemico da condannare, estirpare, eliminare. Più che lasciarsi andare a giudizi sommari occorre immettersi nella faticosa e lunga opera della conoscenza storica. Questa è il primo antidoto per superare quelle che oggi ci appaiono come laceranti e insopportabili contraddizioni di ideali e comportamenti evangelici.

 

Stare con un Dio che non si difende

2014-19-01 ricouerLa riduzione di Dio alle sue immagini diviene immediatamente la sua riduzione a idolo. La violenza, ha scritto Paul Ricoeur, è «di sempre e di ogni luogo» e la salvezza cristiana non è rimozione della violenza né esenzione dalla violenza, ma assunzione e traversamento della stessa, compiuti però dalla parte delle vittime e non degli aguzzini. Sulla croce c’è stata l’epifania del Dio di Gesù Cristo, un Dio «al contrario» rispetto alle immagini tradizionali di Dio nelle religioni: non solo il Dio cristiano non è un Dio violento ma è un Dio che non si difende. 

 

Formare un cuore non violento2014-19-01 mani

Tutto questo ci ricorda che la rivelazione biblica si preoccupa del cuore umano e cerca di renderlo nonviolento. Perché è dal cuore che escono le intenzioni omicide, le prevaricazioni e i soprusi. Ed è il cuore che, evangelizzato, può conoscere la beatitudine della mitezza. Cioè la partecipazione per fede all’azione del Messia mite e dolce, umile e nonviolento: azione che è di per sé preannuncio e profezia del regno di Dio, un regno di pace universale, e lo è al cuore stesso della nostra umanità e delle società in cui viviamo e che siamo chiamati a umanizzare.

Rinaldo Paganelli