29/10/2014

ITS - XI Capitolo della Provincia

29-10-2014 ITS

Apertura

Superato il casello degli adempimenti formali, l’XI Capitolo provinciale ha imboccato l’autostrada per il primo tratto del suo viaggio: un percorso di due ore e mezza, senza sosta e per fortuna anche senza code: la Relazione sullo stato della Provincia illustrata dal suo estensore, il p. Oliviero Cattani, provinciale.

Al primo rilevatore di “velocità”, è scattata la fotografia della Provincia: siamo 160, un ottavo in meno della rilevazione effettuata al Capitolo 2008. 68 anni di media, portati bene. 23 comunità, quasi un terzo in Emilia e un quarto in Lombardia. L’impegno apostolico che assorbe il maggior numero di religiosi ITS è la parrocchia (18,8%).

«Dobbiamo realisticamente e con coraggio dirci – e agire di conseguenza – che l’attuale quadro provinciale non sarà più sostenibile. (…) Ci dobbiamo chiedere che cosa caratterizza la nostra presenza pastorale. Le opere dicono molto Però è vero che la nostra Provincia sta mantenendo opere che tutti gli Istituti fanno, che molti preti diocesani fanno. Quali opere caratterizzano veramente la nostra presenza di dehoniani? e come possiamo caratterizzare le “opere generiche” qualora decidessimo di continuare a operare attraverso di esse? come si caratterizza il modo di fare pastorale dei dehoniani, la loro testimonianza comunitaria? quale volto chiede a noi oggi il carisma dehoniano? Questi interrogativi hanno lo scopo di pensarci nel futuro con la nostra identità carismatica. (…) Chiedo se qui abbiamo davvero il coraggio di scegliere alcuni ambiti di presenza, decidendo di uscire da altri. Il futuro non lo imbocchiamo facendo semplicemente dei “tagli numerici” o “di strutture”: abbiamo bisogno di qualche scelta strategica, magari aperta al nuovo. (…) Non perdiamo il nostro tempo a lamentarci, a cercare i colpevoli, a enumerare puntigliosamente tutti gli elementi di crisi. Non rassegniamoci alla rassegnazione, non riduciamo la nostra vita religiosa a una immensa riserva di energie non utilizzate. Detto in uno slogan: dobbiamo passare dall’ottica delle opere e dei numeri a quella dei segni e della rete. (…) Sono certo che sapremo insieme trovare il coraggio di passare dalla nostalgia al rischio».

 

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Introduzione

Pensavamo di essere stati mandati al Capitolo per lavorare, invece il provinciale, p. Oliviero Cattani, all’inizio della celebrazione eucaristica di apertura ci ha rassicurato che «ci siamo radunati questa settimana a Capiago (CO) per fare festa». Grande (momentaneo) sollievo tra i delegati. Abbiamo di lì a poco realizzato, sempre dalle parole di p. Oliviero, che la festa noi dobbiamo lavorare per organizzarla: siamo riuniti in Capitolo per creare nella Provincia ITS le condizioni per le quali i fratelli possano sempre più sperimentare «quanto è bello e piacevole stare insieme».

La vita religiosa è anticipazione di un banchetto, d’accordo, ma bisogna pure che qualcuno apparecchi…

Il p. Elia Citterio, della Comunità dei fratelli contemplativi di Gesù, nella lectio introduttiva, tanto per tranquillizzarci ha annodato la fraternità alla passione: possibile solo se si riconosce la propria condizione di peccatori (che non possono permettersi giudizio), si assume la condizione di servo, anzi di schiavo rinunciando a ogni diritto, per di più schiavo “inutile”, che non produce reddito per sé, non ha ricompensa perché solo al Padre che vede nel segreto spetta dare la ricompensa.

Ma poi ci ha lusingati un poco, dandoci motivo per credere che la fraternità è il contributo più grande che possiamo dare a una società figlia (nipote, ormai) dell’illuminismo. Il quale proclama «liberté – egalité – fraternité», ma la terza non può darla perché il presupposto della società moderna è l’esclusione del Padre. È incoraggiante sapere che, come religiosi, non siamo né ostili né inutili al nostro mondo e che anzi abbiamo da dare proprio ciò che esso stesso vuole senza poterlo.