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09/01/2015

Europa - La misericordia negli scritti di P. Dehon

Verso il capitolo generale 2015:
contributi della commissione teologica dehoniana europea

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Misericordia
negli scritti di p. Dehon


Un vuoto nella letteratura dehoniana

La letteratura dehoniana tace sul tema della misericordia. Nella nostra Regola di vita la parola non si trova nemmeno una volta; indicazione di un problema ideologico e di una conoscenza limitata del nostro fondatore. Gli studi dehoniani postconciliari non lasciavano spazi per la misericordia. Nell’indice della nostra rivista Dehoniana la misericordia c’è – con un titolo segnalato, nel 1980 (p. 177s.). Per di più questo si riferisce non a un vero articolo ma alla semplice riproduzione – senza commenti – di tre pagine di Retraite du Sacré-Coeur.

Una forte presenza: misericordia nell’opera del Dehon

Sebbene il sito dehondocs è ancora lungi dall'essere completo, i documenti inseriti sono già numerosi e il sito si rivela uno strumento molto prezioso per esempio per rintracciare parole chiave specifiche. La parola miséricorde compare 731 volte, 197 volte miséricordieux, 66 volte misericordia. Questo risultato non è all’altezza dei risultati che compaiono per termini come amour (ca. 3627), péché (1799) o charité (1563), ma ancora più spesso che per termini come pardon (519), conversion (386). Tuttavia le segnalazioni sono sufficienti per considerarla una parola cara a p. Dehon.

Sempre tenendo a mente che dehondocs non è completo (manca p.e. l’intera corrispondenza) la distribuzione dei risultati per miséricorde è la seguente: Opere spirituali 272, Opere sociali 9, Diari 262, Articoli 149 volte.
Un numero considerevole di risultati si trovano in una categoria che non ho seguito, vale a dire gli articoli o Chroniques che Dehon scrisse per Le Règne e altre riviste. Forse sarebbe interessante dare a questi testi uno sguardo più attento. Non l’ho fatto per motivi di tempo, ma soprattutto perché Dehon lì, diciamo, non prende molto tempo per sviluppare la sua idea di misericordia. Questi scritti funzionano secondo le leggi delle riviste e dei periodici: una comunicazione veloce, utilizzando formule conosciute dal pubblico. La misericordia vi è integrata in un discorso religioso su problemi e sfide sociali e ancor più politiche. Una visione approfondita della concezione di misericordia non è impossibile a intravederlo, ma molto difficile.

Dehon racconta Dio

Le cose stanno molto diversamente negli scritti spirituali, soprattutto nelle Couronnes d'amour, in Retraite du Sacré-Coeur e in Mois du Sacré-Coeur. Nella sua introduzione alle OEuvres Spirituelles Manzoni scrive addirittura : "Le meditazioni più belle sono quelle sulla misericordia del Cuore di Gesù” (Introduction, p. XIV). Anche se in altre opere spirituali come Le Mois de Marie o L’Année avec le Sacré-Ceur, Dehon tratta ampiamente della misericordia, soprattutto nelle dette opere (CAM, RSC, MSC), Dehon prende il tempo e lo spazio necessario per sviluppare la sua visione di misericordia. Vi sono numerosi capitoli interi dedicati a questo. Qui Dehon, direi, è nel suo elemento, è più autentico. Scrive non da teologo ma da esperto di esperienze e dinamiche spirituali. E come tali bisogna accogliere questi scritti. Non si tratta di un trattato
teologico ma di testi pedagogici o mistagogici che raccontano l’esperienza di un certo modo di essere di Dio.

Il quadro generale del suo approccio alla misericordia comunque sembra chiaro e ci pone qualche difficoltà oggi. Dehon stesso lo definisce abbastanza presto con una citazione di Sant’Agostino: “Tu sei medico, io sono malato; tu sei misericordioso, io sono misero” (NHV 5/143). Certamente Dehon per molto è legato ad una antropologia che vede l’uomo sostanzialmente come peccatore. “Da noi stessi non abbiamo che il nulla e il peccato” (NHV 5/195). La forza dei testi e il focus di Dehon però non è tanto l’uomo ma il raccontare un certo Dio.

Un Dio appassionato di trovare e incontrare

Sotto il titolo ‘misericordia’ Dehon racconta un essere di Dio. E lo narra con i racconti biblici: Appaiono la pecorella smarrita, cercata e trovata, la moneta trovata, il figlio prodigo, Zaccheo, Matteo, la Samaritana, Pietro, Tomaso; tutti sono a modo loro testimoni di un Dio misericordioso. E quindi Dehon costruisce una visione di Dio, che prende l’iniziativa, che va indietro al perduto, un Dio che lascia gli spazi e le persone conosciute per cercare colui che non lo riconosce più. “Non vedi come il pastore va in cerca della pecorella smarrita ? Non si limita ad aspettarla; ma lascia le altre, perlustra i boschi, le macchie, i precipizi. Quando finalmente la trova: la prende e la carica sulle spalle. Così io voglio fare con te.” (RSC 292).

Un Dio che secondo Dehon non solo cerca, ma che accoglie senza porre condizioni, che abbraccia, che dimentica il passato e con cui un inizio è possibile per l’uomo oltre le sue attese e oltre le sue possibilità: "Nell’Ecclesiastico, gli fa dire che i suoi peccati si dileguarono sotto il fuoco della sua misericordia ‘come la neve fonde al sole’… In Isaia gli fa dire che ‘fosse anche diventato rosso come scarlatto per i suoi peccati, pentendosi diverrà bianco come la neve’” (RSC 297). Dio dimentica e colma di grazia, rendendo possibile una nuova esistenza, oltre le attese dell’uomo e le sue possibilità. Per chi si apre alla misericordia.
A Dehon piace accompagnare spesso la parola misericordia con ‘infini; per sottolineare l’iniziativa sovrana di Dio, per indicare un agire senza misura. Un’agire che pure mette fuori gioco la ‘giustizia’. Infatti “Gesù ha per noi un cuore di medico e di amico, non ha un cuore di giudice severo… Il buon pastore con un apparente rovesciamento della giustizia, Egli abbandona le pecore fedeli per correre in cerca della pecora disgraziata “ (CAM 1/244) e parlando del figlio prodigo “… per un nuovo rovesciamento della giustizia, il padre accorda tutti i favori al figliolo colpevole e sembra dimenticare l’altro che gli è rimasto fedele, dimenticanza che il figliolo maggiore gli rimprovera apertamente” (CAM 1/244).

Certo non sarebbe Dehon, se si fermasse solo sul gioire della bellezza di misericordia. Meditando l’incontro di Gesù con Zaccheo egli insiste sul fatto che, chi viene commosso deve muoversi: “… bisogna corrispondere alla grazie e cooperarvi anche da parte nostra. Infine ammireremo ed imiteremo le generose ed efficaci risoluzioni di Zaccheo. Con lui saremo pronti ad adempiere tutti i nostri doveri di giustizia e a praticare la misericordia verso il prossimo” (RSC 318).

E vero anche che in altri scritti Dehon identifica il calvario, la croce, la passione come luogo supremo di misericordia nella Bibbia, cita l’inno della Lettera ai Filippesi come atto supremo di misericordia divina. Nei testi fondamentali sulla misericordia, invece, il programma biblico è quello dell’incontro, il sentimento prevalente è quello di gioia da parte di chi dà e chi riceve misericordia.
Non è sorprendente che Dehon in Retraite du Sacré Coeur conclude: “Non v’è altro attributo divino che la S. Scrittura glorifichi più della sua misericordia” (RSC 72). Forse bisogna stare attento a questo : il linguaggio
teologico di Dehon non sempre corrisponde al racconto della sua esperienza spirituale, anzi a volte lo nasconde. Ciò che Dehon descrive sotto il titolo misericordia è più di un attributo, è un certo essere di Dio.

Una porta aperta per Dehon – Teresa di Lisieux

Un’altra osservazione che meriterebbe ulteriori studi: Il legame in Dehon fra la sua visione di misericordia e il suo crescente interesse per santa Teresa di Lisieux. Questa santa, detto in modo generale, è rivelatrice di uno spostamento nella spiritualità di Dehon e nella spiritualità voluta da Dehon per la Congregazione. Un elemento in tale senso è l’adesione di Dehon all’esperienza di misericordia della santa carmelitana. Per cui Dehon cita santa Teresa così: “Comprendo, scrive la piccola santa, come non tutte le anime si rassomiglino; è necessario che ve ne siano di differenti famiglie al fine di onorare in modo particolare ciascuna delle perfezioni divine. A me il Signore ha dato la sua ‘misericordia infinita’ ed attraverso questo specchio ineffabile io contemplo tutti gli altri attributi che mi appariscono tutti raggianti d’amore” (CAM 3/215). Dehon si identificava molto con il percorso spirituale di Teresa, da lui riassunto come “via d’amore” e “vittima d’amore”.

Stefan Tertünte scj
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11/2014