20/12/2012

1AG- Lettera di Natale

2012-12-20 Nativita



Roma, 10 dicembre 2012


Lettera di Natale 2012

Natale, una festa che sa di internazionalità

Il Natale, ormai, è una festa sempre più carica di una valenza di vita. I valori della quotidianità, le relazioni umane, l’amicizia, l’amore, la fraternità sono legati a questo giorno. In tutti i contesti nei quali operiamo, la festa ha le sue tipicità. Magari, invece di «Buon Natale!» ci si augura un più generico «Buone Feste!», ma il clima dell’incontro, della gioia, dell’intimità è da tutti condiviso.

In questo anno la nostra congregazione ha ricevuta la lettera del Sacro Cuore incentrata sul tema dell’internazionalità. I tanti eventi che abbiamo celebrato e che ci piace ricordare hanno avuto questo sapore di internazionalità. Per ognuno di essi c’è stata la valutazione del cammino percorso e la voglia di rinnovamento. L’incontro dei direttori delle scuole dehoniane in Europa, ha portato a Roma nei giorni 18-21 gennaio tante esperienze e, ancora una volta, nel corso dei lavori si è scoperto il valore di quello che già esiste e allo stesso tempo ci si è aperti al nuovo.

Un gruppo di venti confratelli ha vissuto il corso per gli economi iniziato il 9 gennaio e concluso il 15 maggio. I commenti dei partecipanti sono stati positivi. Il cammino di vicinanza ha sviluppato il senso di appartenenza dentro una dimensione di internazionalità che ha fatto bene a tutti. Mettere insieme tante mentalità e la voglia di un lavoro più condiviso ha regalato ai partecipanti, ma crediamo anche alle loro entità, il gusto di essere parte di una famiglia che ha legami ampi e che nel natale ritrovano tutto il loro significato.

A conclusione di questo cammino si è tenuta dal 23 al 29 aprile anche una settimana con tutti gli economi delle entità. Conferenze, riflessioni, confronti e testimonianze hanno fatto circolare la vita fatta di speranza e di preoccupazioni, e per alcune entità anche di apprensione per il futuro economico.

Senza dubbio il natale di un giorno non basta per ritrovare la passione e il gusto della verità. Ci vuole molto tempo per riprendere capacità al dialogo, allo scambio, alla condivisione, e per cambiare il clima di certi nostri cammini. È quello che hanno vissuto i nostri confratelli nel corso dei superiori locali tenutosi ad Asunción (Paraguay) dal 17 al 27 aprile di quest’anno. Durante i lavori è stata bella la scoperta di poter vivere in modo nuovo le cose che davvero hanno valore nel servizio dell’autorità.

Sul natale, non ci nascondiamo il fatto che ciascuno di noi ne ha un’immagine personalissima, legata ai ricordi d’infanzia e ai tanti Natali vissuti. Come i natali, personali sono anche i percorsi formativi che si vivono nei nostri contesti. La conferenza generale sull’educare, celebrata a Neustadt dal 15 al 21 luglio, ci ha permesso di scoprire che davvero ci sono tante modalità e attenzioni da mettere in atto per educare da dehoniani le giovani generazioni. L’ambito formativo è un compito sempre nuovo da vivere e valorizzare. Educare, è sempre un evento di speranza: chi vi assiste, in particolare se ormai avanti negli anni, è abitato e consolato dal pensiero che il mondo va avanti, che la vita fiorisce e si moltiplica, che un futuro migliore è possibile.

Proprio questo ci fa capire che il natale non è solo un giorno, ma un evento che copre tutta la storia. Non lo si consuma in ventiquattro ore, ma lo si dispiega per una vita intera, anzi lo si srotola per secoli e secoli di vicende umane, perché si offre una grande speranza, Dio con noi e noi con Dio. La riflessione che i superiori maggiori hanno fatto sul tema dell’internazionalità nella congregazione (23-25 luglio), nei giorni immediatamente successivi alla conferenza generale, si lega a questa capacità e possibilità di leggere in novità il nostro modo di stare e di essere nella chiesa e nel mondo. Se c’è la voglia di rinnovarsi è ancora possibile essere attratti e attrarre al mistero di un bambino deposto sulla paglia, incapace di parlare, eppure è proprio il Dio per noi e tra di noi, il Dio che per amore nostro ha voluto farsi uno di noi.

L’umile semplicità del Figlio di Dio, che appare come il figlio di una coppia di poveri in viaggio, intenerisce anche i cuori più duri e diventa regalo. Regalo è stata la nomina di p. Claudio Dalla Zuanna ad arcivescovo di Beira (Mozambico). Ma ugualmente bella è stata la nomina a vicario della congregazione di p. John Van Den Hengel.

L’anno di grazia, che si conclude, ha visto la prima professione di 40 giovani, la consacrazione definitiva di 15 e l’ordinazione presbiterale di 25. Un dono sono stati tutti quelli che ci hanno lasciato quest’anno, il nostro ricordo va ai 28 confratelli che per tanti anni si sono impegnati perché il regno di Dio venga. Questi eventi ci aiutano a vedere che c’è qualcosa di molto più profondo nel dono del natale. Il grande regalo che ci ricordano le feste natalizie è lo stesso che ci ha fatto Dio dandoci il suo Figlio. In lui “si è manifestata la bontà di Dio nostro salvatore e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4).

Segni di benedizione e di grazia sono anche l’erezione a Regione delle Filippine avvenuta il 14 marzo, giorno della nascita di p. Dehon, e l’erezione a Distretto dell’Angola avvenuta l’8 dicembre. La freschezza di queste nuove entità viene valorizzata dai cento anni della nostra presenza in Camerun. Le celebrazioni sono iniziate il 30 novembre e si concluderanno il 30 novembre 2013. Nel percorso dell’internazionalità, vedere che nuove entità incominciano a muovere passi più sicuri, dà fiducia, come motivo di soddisfazione è godere della maturità di chi ha lavorato per più anni. Per questo non servono parole o pensieri grandi da rivolgere alla congregazione, ma semplicemente la capacità di osservare e coltivare il desiderio di armonia e di concordia che arrivano da eventi come questi.

Nonostante tanti eventi positivi, sembra che scopriamo di non essere più «padroni» del Natale, una festa ormai strappataci di mano. Tuttavia sta proprio a noi essere i custodi del senso profondo della festa e i testimoni della speranza. Attraverso un’umanizzazione della nostra vita con gli altri, saremo più fedeli che mai alla nostra identità. Coloro che ci incontreranno potranno solo beneficiare del servizio per una migliore qualità della vita offerto da noi. Non si celebra la venuta di Cristo nella carne contrapponendosi, mostrandosi angosciati, e limitandosi a squalificare quanti non vivono il Natale perché non hanno la fede. «Non di tutti è la fede» (2 Ts 3,2), ci ricorda l’apostolo Paolo, ma tra tutti è possibile tessere cammini di pace, di giustizia, di perdono, di ascolto reciproco. Il nostro servizio, intessuto nella ricchezza dell’internazionalità, faccia crescere tutto questo. È un augurio per il natale e per il nuovo anno che ci vede attenti alle trasformazioni in atto.          

                                                                                         

P. José Ornelas Carvalho,

Superiore generale

e suo Consiglio

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