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05/10/2014

ALB - Visita di Papa Francesco in Albania

2014-10-05bis papa Albania


Riceviamo da p. Antonio Bozza, missionario dehoniano a Scutari in Albania, un resoconto e una testimonianza personale, del viaggio che il Santo Padre ha compiuto in Albania, il 21 settembre.

Visita di Papa Francesco in Albania

Il papa della gioia… che piange

“La casa di noi albanesi è di Dio e degli amici. Oggi è doppiamente vostra, come rappresentante di Dio e come amico”. Con queste parole, citando un proverbio tanto caro a tutti gli albanesi, il presidente della Repubblica Bujar Nishani ha accolto Papa Francesco, nel palazzo presidenziale, a nome di tutto il popolo. E veramente ha interpretato i sentimenti di tutto un popolo che salutato e seguito in maniera grandiosa e affettuosa il Papa che ha scelto l’Albania come primo paese da visitare in Europa. Una parentesi a proposito di ospitalità: nel 1939, al momento dell’occupazione fascista dell’Albania, tra le prime cose richieste dai fascisti e nazisti ci fu la lista degli ebrei (circa 2000) presenti in Albania. Tutti gli ebrei furono ospitati e nascosti nelle case degli albanesi, finché riuscirono a fuggire all’estero. Non si conosce nessun caso di ebrei albanesi uccisi o deportati.

"Voglio oggi (15 giugno 2014) annunciare che, accogliendo l'invito dei Vescovi e delle Autorità civili albanesi, intendo recarmi a Tirana nella giornata di domenica 21 settembre prossimo. Con questo breve viaggio desidero confermare nella fede la Chiesa in Albania e testimoniare il mio incoraggiamento e amore ad un Paese che ha sofferto a lungo in conseguenza delle ideologie del passato". E padre Lombardi, dalla Sala Stampa Vaticana, ha definito come “molto gioioso” l’annuncio del viaggio. La gioia tipica di Papa Francesco che vuole trasmettere a tutti noi , l’Evangelii gaudium che dobbiamo vivere nei nostri cuori e saper sempre testimoniare.

Un viaggio, hanno tenuto a precisare subito i Vescovi, in cui il Papa incontrerà non solo i cattolici, ma tutto il popolo albanese. Scrivevo già più di 1 mese fa: ” A proposito poi di autorità civili non posso non riferire lo stupore di tutti noi, in occasione della visita del Presidente del Consiglio di Albania, Edi Rama, fatta in Vaticano il 26 aprile. Solito protocollo vaticano, ma non mancano particolari eccezionali. Il colloquio privato con il Papa doveva durare una quindicina di minuti, invece… il presidente è uscito solo dopo tre quarti d’ora. Visibilmente commosso. Nella conferenza stampa ha avuto parole di grande ammirazione, ha ripetuto in varie circostanze che ha incontrato una persona eccezionale, piena di umanità e comprensione; lo ha invitato in Albania, per una visita di amicizia e di conforto. I giornali e le televisioni di Albania, di questa visita, ne hanno parlato a lungo e sempre con grande rispetto e ammirazione. Voglio ricordare che l’Albania è un paese a grande maggioranza (circa il 70%) musulmana, e con i tempi che corrono non è scontato il rispetto e l’ammirazione della stampa e delle persone verso la Chiesa Cattolica. 52 giorni dopo la visita del Primo Ministro, l’annuncio della visita del Papa. Solo coincidenza o risposta all’invito?”

2014-10-05 papa AlbaniaIl governo, il comune di Tirana, tutto lo stato hanno cominciato la preparazione subito dopo l’annuncio. Decisione all’unanimità di scegliere la piazza “Nënë Tereza” per la Messa solenne presieduta dal Papa, inizio subito di lavori di sistemazione e ripulitura di tutto il centro di Tirana. Il grande viale che porta da piazza Skanderbeg alla piazza “Nënë Tereza” è certamente la più grande opera lasciata dal Fascismo: Viale dell’Impero, Casa del Fascio, Gioventù Littorio Albanese, Opera Dopolavoro Albanese, ancora oggi danno a Tirana un aspetto di vera capitale. La stampa ha calcolato nella piazza e in tutto il viale la presenza di 300.000 persone, una cifra enorme per un paese di circa 3 milioni di abitanti. E sicuramente la maggioranza erano musulmani e ortodossi.

Per la distribuzione della comunione ho voluto avere anch’io la pisside per distribuire la comunione. Accompagnato da un ragazzo con l’ombrello (segnalazione molto utile ma anche necessaria perché aveva piovuto e ancora minacciava pioggia) ho percorso quasi tutto il viale… ma comunioni solo poche. “Sei battezzato?” domandava il ragazzo. Quasi tutte le risposte: “no, sono musulmano, ortodosso”. Al ritorno abbiamo deposto le pissidi in un gazebo bianco appena sotto l’altare. Quasi tutte ancora piene. Gli organizzatori avevano visto tante persone, ma hanno sbagliato i calcoli. La grande maggioranza non erano cattolici.

Mai tanti giornalisti, tanti canali televisivi in Albania. Gli occhi di tutto il mondo, ancor più dopo la dichiarazione di un ambasciatore che l’ISIS, AL QAEDA avevano progettato un attentato al Papa, in occasione della sua visita in Albania. E sono venuti in Albania gli uomini dell’Intelligence Americana a coordinare i servizi di sicurezza: impeccabili, capillari, discreti. I giovani della nostra parrocchia hanno notato, e ne parlavano, i 60 sneiper (fucili a cannocchiale) degli uomini appostati sui tetti, i poliziotti in borghese che si mischiavano alla folla, soprattutto in mezzo a loro giovani, i controlli severi ai vari posti di blocco. Un servizio d’ordine che ha funzionato, davanti agli occhi di tutto il mondo.

“Albania, esempio universale per il mondo, Albania simbolo di pace e di convivenza tra fedi diverse. Fiducia e rispetto reciproco tra musulmani, ortodossi e cattolici, un valore prezioso per la nazione e la sua prosperità”.

E papa Francesco è l’ultimo, in ordine di tempo a fare affermazioni tanto chiare e incoraggianti riguardo al popolo albanese. Già nel 1800, uno storico croato scriveva: “La lotta tra il papato e Bisanzio non ha assunto in Albania toni di fanatismo religioso. Ci sono chiari segni di una simbiosi evidente, ‘pulita’ tra cattolicesimo e ortodossia”. Il nostro Indro Montanelli nella sua opera “Albania, una e mille” riporta l’episodio di un suo accompagnatore, Muhamed, musulmano. Sceglie come autista Kristo, un ortodosso. E con grande meraviglia di Montanelli, i due passeggiano e conversano insieme, e lo accompagnano nei suoi viaggi. Un altro autore del 1800 (e questo lo posso confermare anche io) scrive che in occasione del Natale e della Pasqua i musulmani fanno gli auguri ai cristiani, e viceversa nelle due feste di Bajram i cristiani non mancano di fare gli auguri ai musulmani. Ho già riferito altra volta dei bambini, che a prima mattina di tutte queste feste si riuniscono, cattolici, ortodossi e musulmani e girano per le case, tutte aperte, di coloro che fanno la festa, per ricevere caramelle, frutta, dolci. Un altro episodio, recente, avviene in un piccolo paese di montagna (90% musulmani e 10% cattolici). I comunisti avevano distrutto un’antica chiesa, monumento nazionale, orgoglio del paese. Gli abitanti, tutti, fanno richiesta al vescovo per la ricostruzione. I soldi sono pochi, risponde il vescovo. Bene, allora tutti gli abitanti si tassano, e aggiungono ai pochi soldi del vescovo quanto mancava. Ora la chiesa è tornata ad essere l’orgoglio del paese. Ma… non è finita. I cattolici hanno indetto una assemblea generale nel paese, e si sono impegnati a costruire una nuova moschea, a fianco alla chiesa. Alla popolazione di questo villaggio è stato consegnato il premio “vepro tani” (mettiti all’opera subito) istituito dall’Ambasciata americana per opere particolari di collaborazione.

Potrei continuare ancora per pagine e pagine… Testimonianze di autori antichi, racconti di nostri fedeli, di musulmani che incontriamo nei nostri villaggi, che pubblicano libri o scrivono sui giornali. Il Papa ha saputo cogliere con spirito profetico un elemento essenziale e importante del nostro popolo… di esempio all’Europa e ai popoli di tutto il mondo.

E l’incontro con il clero, i religiosi, i rappresentanti dei movimenti laicali, ci ha fatto vedere “Il papa della gioia… che piange”. Per noi che abbiamo udito in diretta le testimonianze di don Ernest Troshani, 85 anni dei quali 25 passati in prigione o nei campi di lavori forzati, di suor Maria Kaleta, amica e consorella di Marie Tuci, la gioia, la commozione ci ha accompagnato in ogni momento. “Il discorso che ho preparato, lo consegno ai vostri vescovi, che ne faranno copie e lo distribuiranno. Da parte mia, vi dirò solo poche parole, a commento della Lettura breve dei Vespri, che abbiamo appena udito”; e ci ha parlato del “Dio di ogni consolazione che chiama tutti noi a consolare quanti sono nell’afflizione”.

Le testimonianze di don Ernest Troshani e di suor Maria Kaleta le riporto in allegato, tradotte in italiano. Il papa attento, seguiva dai fogli che aveva sottomano, con commozione. E quando ha abbracciato don Ernest è rimasto un bel po’ fronte a fronte, si è tolto gli occhiali per asciugarsi le lacrime. Sì, il papa della gioia che si commuove, piange e ripete a tutti noi “Mai più guerre, violenze in nome di Dio, di ideologie, di diversità”.

Lunedì 22, il Papa di buon mattino ha deposto ai piedi della Madonna, nella Basilica di Santa Meria Maggiore, i fiori ricevuti dai bambini del Centro Betania in Albania.